tremendieventi

mercoledì 20 febbraio 2013

Edizione Straordinaria



Nel secondo post scriptum del post (perdonate la cacofonia ma interneglish e latino sono lingue parallele che non si incontrano e se si incontrano, come in questo caso, non si salutano) precedente individuavo come determinante nelle elezioni regionali lombarde e, per lo stranissimo meccanismo elettorale del Porcellum, delle politiche la lista Fare di Oscar Giannino. Il fatto è che il povero Oscar è incappato in una brutta marachella che gli è costata una grande figura di palta. Il suo collega di partito nonchè economista Luigi Zingales ha scoperto che, contrariamente a quanto asserito dall'eccentrico giornalista di Radio24, il candidato premier di Fare non ha conseguito nessun master a Chicago e, scava che ti riscava, inoltre Giannino non è nemmeno laureato, non ha nessun titolo accademico, ha il diploma. Cosa rispettabilissima e sufficiente a fare (almeno in Italia) l'economista e l'esperto di economia, ma falsa rispetto al curriculum che vanta e che gira sulla rete. Da qualche mese, in una diatriba con un mio collega assiduo ascoltatore del programma del mattino condotto da Oscar, sostengo che il nostro eroe non capisce assolutamente niente di economia e basta ascoltarlo per rendersi conto che è un autodidatta e nemmeno dei più brillanti. Nonostante questi presupposti, però, mi ero reso conto che una certa fetta di popolazione di professionisti stimati nei campi più disparati (tranne che dell'economia e della finanza) seguiva da diversi mesi Giannino in radio e, dopo essere stata delusa da Berlusconi e dalla mai realizzata rivoluzione liberale (pallino di Oscar e di una buona fetta di borghesia italiana), sembrava voler sposare le tesi dello pseudo-economista. Siccome la Lombardia è per definizione la regione in cui si concentra la gran parte di questo target elettorale ero convinto che la lista Fare potesse dare fastidio in Lombardia a Maroni e a Roma a Berlusconi. Questo scivolone compromette di parecchio le chances del partito. Staremo a vedere.


lunedì 18 febbraio 2013

Election Day




Non so perchè oggi a quest'ora mi è preso un insopprimibile bisogno di lasciare memoria di questa previsione. L'avvicinarsi delle elezioni politiche è un momento sempre di grande interesse e partecipazione per me e quindi non posso fare a meno di azzardare un commento, un'analisi , una previsione. E' da un po' di tempo che ci penso e, onde evitare di fare il previsore del giorno dopo, con l'inutile e insulsa espressione "ve l'avevo detto", con qualche giorno di anticipo sull'apertura delle urne voglio dire come la penso: i giornali e i media in generale non ci stanno capendo niente. Sono mesi che si inseguono sulla scia Bersani-Berlusconi-Monti (l'ordine è dovuto alle intenzioni di voto degli ultimi sondaggi), delle probabili alleanze post-elettorali, della strana convivenza Monti-Vendola, della probabile scomparsa di dinosauri politici della portata di Fini e Casini. All'apparenza sembrano tutte analisi molto dotte e raffinate. Aggiungo che negli ultimi giorni, in seguito alle dimissioni del Papa, gran parte delle prime pagine sono state riempite da analisi, giudizi e retroscena dei vatinasti più accreditati, ma anche di quelli molto molto improbabili. I giornali sembrano quindi portare lentamente in porto anche questa tornata elettorale. Ho l'impressione perciò che dai sondaggisti agli opinionisti, dai maggiori blogger fino a Dagospia (ormai l'unico media veramente informato in tempo reale su tutta la politica italiana), nessuno abbia colto il vero fenomeno di queste elezioni: il movimeto cinque stelle. Attenzione, non Beppe Grillo che, anche nelle sue intenzioni, fa solo da cassa di risonanza,  mi riferisco proprio ai singoli candidati. A favore del Movimento ci sono innanzitutto dei dati di fatto incontestabili: i risultati elettorali delle ultime elezioni regionali siciliane. Nessuno, è inutile che oggi sostengano il contrario, ripeto nessuno è stato in grado di prevedere che il MOV5 (uso questa sigla, non so se è giusta ma la uso lo stesso) risultasse il primo partito in regione con una percentuale di poco al di sotto del 20%. Il successo in Sicilia segue quelli clamorosi di Pizzarotti a Parma e dei vari consiglieri che il Movimento è riuscito ad eleggere nei consigli comunali, provinciali o regionali. Accanto ai dati di fatto, però, ci sono delle sensazioni a naso che non si possono ignorare. Ripeto che si tratta di sole sensazioni e non esistono di fatto dei dati a supporto d queste tesi. Gli utlimi giorni sono caratterizzati da un susseguirsi di lanci di agenzia, presenze nei tg, rincorsa a qualsiasi tipo di dibattito, dal barbiere alla televisione, da parte di tutti i candidati di tutti gli schieramenti da Storace fino ai rivoluzionari civili di Ingroia e i reduci del comunismo. L'impressione è che stavolta, per la prima volta forse in Italia, ci si trovi di fronte a una politica finalmente bipolare, nettamente schierata. Da un lato, infatti, ci sono i vecchi (non solo anagraficamente) schieramenti di un tempo che sembrano fondersi e confondersi col solo obiettivo di autoconservarsi e perpetrarsi all'infinito, e dall'altra parte ci sia Grillo. Da un lato c'è il politicante un po' attempato che la mattina indossa l'abito scuro e e la cravatta buona per un convegno della Confesercenti o di Federfarma, il pomeriggio indossa un comodo maglione di lana e smette la cravatta perchè bisogna andare nella zona industriale di un paese della bassa bresciana e la sera si toglie persino la cravatta per accogliere schiere di giovani all'ennesimo aperitivo organizzato nel locale trendy del centro di Milano o Roma o Palermo. Dall'altro ci sono questi ragazzi che se non altro hanno la faccia pulita e si avvicinano anche esteticamente al 90% delle persone che vogliono rappresentare. Spesso si tratta di bravi professionisti, apprezzati nel loro lavoro quotidiano, che da qualche anno mettono in comune le loro conoscenze e portano avanti battaglie contro la TAV, per i referendum sull'acqua e tutta una serie di piccoli "dossier" locali che, anche se non hanno portata mediatica nazionale, significano tanto per chi vive in quelle zone e fidelizzano il rapporto tra elettorato attivo e passivo. Un'ultima riflessione vorrei farla su un sondaggio di qualche giorno fa che dà il Movimento come primo partito tra i giovani maggiorenni under 23, con il PD staccato di parecchio e il Pdl a percentuali da prefisso telefonico. Questo per me significa almeno due cose: 1) il botto è imminente. Il MOV5 se non esplode tra una settimana è comunque destinato a lasciare un'impronta indelebile nello stile della politica italiana; 2) la pressione generazionale. Bussa alle porte dei politici di tutti gli schieramenti un esercito di giovani disoccupati che, cosa che ha pochi ed epocali precedenti nella storia dell'umanità, non solo non è in grado di migliorare le proprie condizioni di benessere rispetto alla generazione precedente, ma nemmeno di guadagnare quanto i propri padri. Con una piccola aggravante, però, questà sì unica nella storia: i loro padri gli hanno lasciato anche un conto salato da pagare in termini di interessi e di debito. Ho come l'impressione che tanti genitori potrebbero accusare in maniera viva questo senso di colpa e stavolta votare, forse per la prima volta, come farebbero i loro figli.
P.S. Io non voto il movimento cinque stelle e chi mi conosce sa che voto per un partito tradizionale.
PP.SS. C'è un altro soggetto politico che, secondo me, alla fine risulterà determinante: Oscar Giannino e il movimento FARE. Ho l'impressione, anche in questo caso a naso e senza dati (cartomanzia pura), che in Lombardia sarà determinante sia per le elezioni regionali che per il Senato e la lenta sconfitta del Pdl comincerà proprio da lì.


giovedì 26 luglio 2012

Vendo casa disperatamente




Dopo l'invio delle lettere ai propietari delle case disabitate del centro storico dall'assessore XXX per metterle in affitto o promuovere la vendita per dar vita ad un'ospitalità diffusa spontanea, cresce in me sempre di più l'idea di passare dopo un pò di tempo alla seconda fase, quella di recuperare le case disabitate di tutto il territorio e di metterle su un mercato immobiliare con tanta promozione. In questo modo faremo ripartire un pò di economia locale ma soprattutto recupereremo anche tanti fabbricati fattiscienti che rovinano anche il decoro urbano, costruiamo insieme "YYY: città del benessere".......... 

Postato il 25.07.2012 sul profilo FB del Sindaco del mio amato paese.

E' tornato. Avevo già scritto in un precedente post che si era candidato alle elezioni comunali e avevo già mostrato la sua grande chiarezza e precisione nella scrittura. Naturalmente, anche grazie alle finezze letterarie postate sui social network, il mio personale eroe alla fine è stato eletto sindaco con il 66% dei voti e quindi auguri. Altrettanto naturalmente egli non ha perso l'abitudine alla buona scrittura, ma per certi versi è peggiorato. Mi sembra un piccolo Aledanno in sedicesimi, vuole fare tutto lui. Oggi si è svegliato immobiliarista e vuole mettere sul mercato i gioielli di famiglia, tanto il comune ormai è cosa sua e chi parla male di lui e della sua amministrazione è un nemico del popolo. Chissà se alle pareti dell'albo comunale, tra un po', non vedremo, al posto delle pubblicazioni matrimoniali, qualche annuncio immobiliare con relativa foto. Non si dimentichi che ai primi di Luglio l'assessore XXX ha emesso un avviso pubblico in cui si affermava "Queta amministrazione (...) ha avviato un processo di catalogazione e messa in vendita delle case disabitate presenti sul territorio comunale. La fase preliminare prevede la creazione di un Gruppo Tecnico Volontario formato da persone che daranno la loro disponibilità gratuita per il rilievo, anche di natura fotografica, dei fabbricati per i quali è stato ricevuto l'assenso al sopralluogo. Il gruppo sarà composto da figure professionali di vario tipo e caodiuverà l'amministrazione comunale ad impostare il sito informatico ed il materiale informativo necessario." Per il momento non sono state comunicate le tariffe applicate dal comune per l'intermediazione. Il dramma intelletuale che si cela dietro questa apparentemente meritoria impresa è il totale svilimento delle capacità professionali di chiunque, in questo caso degli operatori del mercato immobiliare. La cosa grave è che chi non sa fare niente pensa che sia facile fare qualsiasi cosa. Chi non ha idea di cosa significhi lavorare pensa che coloro che si occupano di compravendite di case siano dei buontemponi dediti al cazzeggio e all'impomatamento dei capelli nel breve intervallo tra un caffè e l'altro.
Il mio eroe poi non perde il gusto per certe frasi fatte alle quali è particolarmente affezionato. Una di queste è: "tanta promozione". Per mesi il mio paese è stato al centro di un accordo con la Rai tv che, probabilmente dietro compenso (non ho nessuna prova per questo caso specifico, ma su vicende di analoghe ci sono diverse inchieste giornalistiche e in alcuni casi anche provvedimenti della Magistratura), ha mandato immagini dei luoghi in cui sono scresciuto nelle trasmissioni più disparate: da Unomattina a Linea Verde, da Mezzogiorno in famiglia a Zelig Tour, chiedo scusa per le imprecisoni ma i sei canali di Raiset non rientrano tra i miei preferiti. Puntualmente l'attuale sindaco (allora assessore alla cultura, vista la sua grande dimestichezza con le arti liberali) postava sul suo profilo FB l'annuncio della marchetta e commentava: tanta promozione. Se avezze azzeccato almeno il 20% dei suoi pronostici su questa benedetta promozione, oggi dovremmo costruire una new town per ospitare tutti i turisti attirati dagli occhioni di Eleonora Daniele o della consorte di Briatore. In realtà non è così e, nonostante ci siano pochissimi posti letto nelle rarissime strutture turistiche, questi ultimi sono completamente vuoti e anche l'idea di recuperare le case inabitate per scopi turistici è, in realtà, rivolta quasi esclusivamente a parenti di vecchi e nuovi emigranti. In pratica è qualitativamente lo stesso pseudo-turismo di quaranta anni fa. Quantitativamente invece siamo ben al di sotto dei picchi degli anni Settanta. Non ho statistiche nè altre cifre per confermare questa tesi, ma mi guardo intorno e, nei pochi giorni di agosto in cui torno dalle mie parti, mi accorgo che siamo sempre di meno.  

venerdì 2 marzo 2012

Grande Tristezza



Ieri è morto Lucio Dalla e appena ho saputo la notizia mi si è messa addosso una tristezza che provo a espellere e a far diventare pixel e pensieri su questa pagina. Mi devo imporre l'obbligo di nessuna retorica, non era il tipo, meglio una risata, meglio lo scatto di un giullare impazzito. Dalla mi riporta a mio zio che semplicemente lo adorava. Anche mio zio se n'è andato per un infarto, probabilmente il loro era un cuore a termine capace di dare grandi emozioni ma poi un bel giorno, quando meno te lo aspetti, se ne vanno e ti lasciano il rimorso di non essere riuscito a dirgli tutto quello che volevi, di non aver fatto in tempo a doppiare i momenti belli che ci hai trascorso insieme. Il ricordo di mio zio assomiglia molto in questo a quello di Dalla, c'erano però anche tante altre cose che li accomunavano: l'altezza, la stempiatura violenta (per usare un eufemismo) e un certo estro nella vita di tutti giorni. Una capacità di stupirti con gesti istrionici che per loro sono semplicemente naturali, spontanei. Mi ricordo di una bellissima vacanza in Belgio, a casa di mio zio. La sua casa a due piani in mezzo ad un'oasi di villette col verde, la sua macchina nuova parcheggiata in cortile. Il giorno in cui io e mio fratello arrivammo, soli, senza genitori e con tanta voglia di toglierci di dosso la provincia lucana, ci consegnò le chiavi della macchina e ci disse che avremmo potuto usarla ogni volta che ci serviva. In realtà io non avevo ancora la patente, quindi fu mio fratello a farci da autista. Appena acceso il motore, con gesto tipico dei ventanni, accendemmo la radio. Una canzone di Dallla. In realtà era stracolmo di cassette di Dalla. E sì allora c'erano le cassette, quelle che ti potevi fare anche in casa registrando gli album o magari dedicarne una a una amica che ti piaceva particolarmente e che, attraverso i titoli, avrebbe dovuto capire che erano eterni i pomeriggi trascorsi a pensare ai suoi capelli o alle fossette agli angoli della sua bocca. Da allora cominciammo ad ascoltare quella musica in tutte le nostre trasferte in terra belga, un po' perchè italiani che non volevano piegarsi ai gustacci orribili degli anni Novanta in belgio, un po' perchè ci sembrava un modo per dimostrare rispetto verso mio zio che ci aveva prestato la macchina e si stava dimostrando più che un parente, un vero e proprio animatore. Dopo un po' cominciammo a renderci conto che quelle canzoni ci piacevano parecchio, avevano un bel sound, tei testi molto particolari, un eterno gioco son e sulle parole, un continuo ondeggiare dal registro aulico al comico, dalla sinfonia al folk. Con Dalla non c'era mai la possibilità di annoiarti e chissà come sarebbe stato bello trascorrere una giornata con lui, magari ascoltarlo al clarinetto o al sax o vederlo in mezzo ai campioni del basket. E' la stessa cosa che mi capita quando penso a mio zio: chissà come sarebbe bello passare oggi una giornata con lui, nel giardino della sua bella casa mentre fa il barbecue e racconta aneddoti sconosciuti su mio padre e mio nonno. Da oggi sentirò un po' più la mancanza di mio zio, non ci sarà Lucio a tenermi un po' compagnia.


mercoledì 22 febbraio 2012

Joan il Furbo




Boom di ascolti in televisione, titoli sui giornali, dibattiti in tutte le reti, ci mancava solo una scomunica del Papa, ma ci siamo andati vicino. E' la prima sera del festival di Sanremo, verso le 23 entra in scena Joan Lui. Di seguito è riportato il suo intervento integralmente. In realtà manca solo un siparietto di pessimo gusto eseguito con un altro grande (ma che dico grande, grandissimo) della musica italiano, Pupo, al secolo Enzo Ghinazzi, del quale è meglio dimenticare tutto. Per comprensione, si ricorda che il primo dialogo è con Elisabetta Canalis (EC) che impersonifica l'Italia, il secondo è con Rocco Papaleo (RP) nelle vesti di un maggiordomo un po' troppo ossequioso e, a parte Pupo, c'è anche un breve intervento di Gianno Morandi (GM). Leggendo le parole di Joan Lui (JL)si possono capire molte cose sullo stato in cui è ridotto il pubblico, la stampa e la televisione del mio Paese. Ma è meglio non influenzare chi non è conoscenza o non ha avuto il tempo o la voglia di assistere al monologo.

(JL): Avrò girato mille chiese, il duomo di Milano, piazza San Pietro, Bologna, Firenze, Napoli, Palermo, e morire se durante la predica si capisce qualcosa di quello che dice il prete, non perché sbagliano a parlare, perché non sanno regolare l'audio negli altoparlanti, o sono troppo bassi, oppure non ci sono abbastanza diffusori affinchè la voce del prete si senta fino in fondo alle ultime file. Sembra quasi che i preti dicano “Noi la predica l'abbiamo fatta, poi chi se ne frega se gli ultimi in fondo non sentono”. E sì che il Vangelo è stato chiaro: “beati gli ultimi - dice il Vangelo – perchè saranno i primi nel regno dei cieli”. Questo è un problema che c'era anche a Galbiate, poi a furia di...di martellare il parroco finalmente un bel giorno si è deciso e ha cambiato l'impianto. Però se c'è una cosa che non sopporto e che mi innervosisce non soltanto dei preti ma anche dei frati è che nei loro argomenti, quando fanno la predica o anche nei dibattiti in televisione non...non parlano mai della cosa più importante e cioè del motivo per cui siamo nati. Quel motivo che...nel quale è insito il cammino verso il traguardo, quel traguardo che segna non la fine di un'esistenza, ma l'inizio di una nuova vita. Insomma i preti, i frati non parlano mai del paradiso. Perchè? Quasi come a dare l'impressione che l'uomo sia nato soltanto per morire, ma le cose non stanno così. Qual è la camera dove son dietro i preti? Ah quella lì. Noi...le cose non stanno così, noi non siamo nati per morire, noi siamo nati per vivere. Voi preti siete obbligati a parlare del paradiso, altrimenti la gente pensa che la vita sia quella che stiamo vivendo adesso. Ma che cazzo di vita è questa qua? Lo spread, l'economia, le guerre. Giornali inutili come l'Avvenire e Famiglia Cristiana andrebbero chiusi definitivamente. Si occupano di politica e delle beghe nel mondo, anziché parlare di dio e dei suoi progetti, e non hanno la più pallida idea di quanto invece può essere confortante per i malati leggere di ciò che dio ci ha promesso, senza contare poi i malati terminali, che anche se non lo dicono, loro sono consapevoli di ciò a cui stanno andando incontro, ma loro no. Famiglia Cristiana e l'Avvenire non la pensano così, per loro il discorso di dio è...il discorso di dio per loro occupa poco spazio, lo spazio delle loro testate ipocrite, ipocrite come le critiche che fanno a uno come don Gallo che ha dedicato la sua vita, e ancora adesso per aiutare gli ultimi. E di ultimi ce ne sono tanti. Ci sono sulla torre della stazione centrale di Milano, ci sono degli operai che dall' 8 dicembre stazionano lì giorno e notte al freddo e al gelo per protestare contro la cancellazione dei vagoni letto...non mi ricordo dove ho messo il bicchiere, ah eccolo qua...quei vagoni letto che collegavano il nord al sud, lasciando a casa 800 persone addette ai servizi nei treni di notte e questo purtroppo con il triste scopo di cancellare un'altra fetta del passato che costituisce le fondamenta della nostra identità . Montezemolo ha fatto bene a fare il treno veloce, quello...che...bello e confortevole. E' giusto, è giusto fare l'alta velocità, però bisogna bilanciare la velocità con qualche cosa di lento, e allora io ti dico, Montezemolo, che adesso devi fare subito un treno lento che magari si chiama lumaca, dove ti fa vedere le bellezze dell'Italia, perchè c'è gente che vuole andare lento. Caspita siete tutti lì in prima fila, state bene. Sono sicuro che lo farà.
(JL): - Come ti chiami?
(EC): - Italia.
(JL): - Resta un po' qui.
(EC): - Non posso.
(JL): - Perchè?
(EC): - Le cose non vanno bene ed io sto perdendo la mia bellezza.
(JL): - Tornerai?
(EC): - Sì, se gli Italiano lo vorranno.
(JL): La parola “politica” sembra aver perso ogni valore e le lettere che la compongono stanno cadendo a pezzi sulla testa di un popolo che ancora si illude di essere sovrano. Ma cosa significa “sovrano”? Il vocabolario lo spiega bene.
(JL): - Maitre! Cosa dice il vocabolario?
(RP): - Non lo so.
(JL): - Tu non leggi mai il vocabolario eh?
(RP): - Non vorrei contraddirla, immensità, con tutto il rispetto preferisco leggere il giornale, soprattutto dopo colazione. Ho provato a leggere il vocabolario, ma dice sempre le stesse cose. E alcune volte non si spiega neanche troppo bene. Per esempio, l'altro giorno sono andato alla lettera “Governo Monti”...Governo...Governo...Governo ladro...Governo europeo...Governo mondiale...Governo Monti, eccolo qua! Dice: Materiale di ottima resistenza, apparentemente indipendente, facile però all'ossido dei partiti.
(JL): - E questo è quello che dice il vocabolario...
(RP): - Esattamente.
(JL): - E sulla parola sovrano?
(RP): - No. Lì si spiega molto bene. Si dice di potere, dignità, diritto che non derivino da altra autorità, che non dipendano da altro potere. La costituzione italiana sancisce che il potere sovrano appartiene al popolo che esercita...il vocabolario...il vocabolario ringrazia...posso concludere, immensità?...La costituzione sancisce che il potere sovrano appartiene al popolo che esercita un potere pieno e indipendente
(JL): - Questo è quello che dice il vocabolario e...e noi sappiamo che perchè il popolo possa esercitare il suo potere incontrastato bastano 500.000 firme.
(RP): - Cinquecentomila!
(JL): - Ma i promotori del referendum Antonio di Pietro, Parisi e Segni come al solito hanno esagerato e ne hanno raccolte 1.200.000
(RP): - Unmilioneduecentomila!
(JL): - Che la Consulta non ha esitato a buttare nel cestino.
(RP): - Nel cestino! Nel Cestino! Nel cestino!
(JL): Per cui c'è qualcosa che non va. O la Consulta sbaglia o se no bisogna cambiare il vocabolario. Io una bella mattina esco di casa convinto di essere...ah no perchè altrimenti bisogna cambiare il vocabolario...perchè no...altrimenti non si sa quando siamo sovrani e quando no. Una bella mattina io mi alzo, esco di casa contento...convinto di essere sovrano, di essere al di sopra di tutti, il più alto, perchè questo vuol dire “sovrano”, e magari incontro Pupo che mi dice: -Oè va che tu non sei nessuno.
(sketch con Pupo)
(GM): L'altezza, la bassezza fisica, grasso, magro, biondo con gli occhi azzurri, tutte cose che contano fino a un certo punto. Ciò che conta veramente invece è essere alti dentro. Solo così è possibile arrivare intatti e senza macchia a quel traguardo di cui parlava Adriano. E se non altro, poiché nessuno è perfetto, tagliare quel traguardo con meno macchie possibili. Perchè come dice Adriano quello che stiamo vivendo adesso, di vita, praticamente è uno scherzo.
(JL): E che la vita è uno scherzo basta guardare cosa succede nel mondo – c'è l'aria secca qua – ma questa di vita è soltanto la prima f...è sol...non la prima, una fermata, la prossima approderemo in un mondo che neanche lontanamente possiamo immaginare quanto è meraviglioso. Lì non ci saranno distinzioni di popoli, neri, bianchi, saremo tutti uguali, eternamente giovani e belli, in compagnia di cristiani e musulmani mentre ballano il tango della felicità, in un abbraccio d'amore senza fine. Certo, non mancherà il giudizio di dio, e ci sarà qualcuno che prima di entrare in paradiso avrà bisogno di una spolverata. E' per questo che è venuto al mondo Gesù: per metterci in guardia contro la polvere. Quella polvere che oscura l'anima, fino ad uccidere i propri simili, e a rendere gli Stati assassini alla stregua di quei criminali che loro vogliono giustiziare con la pena di morte. Ma soprattutto è venuto al mondo per dimostrarci che la morte non esiste, non esiste per i buoni e non esiste neanche per i cattivi che, di fronte alla vergogna che proverebbero in quel dato giorno davanti a dio, forse preferirebbero morire. Ed è per questo che poi ha cominciato a fare i miracoli, pur sapendo che non sarebbero bastati perchè avremmo detto: - E' un mago, è uno stregone -. E allora lui cosa ha fatto? Ha fatto una cosa che nessun mago, nessuno stregone, potrà mai fare: è risorto. E per farlo ha dovuto morire subendo il più straziante dei martirii. La morte è soltanto un ultimo gradino prima del grande inizio. Ed è per questo che noi...ed è su questo inizio che noi dobbiamo concentrare i nostri pensieri e invece cosa facciamo? Siamo qui ad affannarci su quel titolo, su quanto potrà fruttarci in borsa, a litigare uno con l'altro, a prendercela per ogni piccola cosa. Ci rattristiamo se un deficiente come Aldo Grasso scrive delle idiozie sul Corriere della Sera, cadiamo subito in depressione di fronte alla prima ruga. E invece dovremmo avere il coraggio di non tingerci i capelli. Io non so se vi rendete conto, ma, per quanto lunga possa essere la vita sulla terra, diciamo anche due-trecento anni, che cosa sono? Niente. Io mi ricordo quando ero giovane, ero forte, pieno di...adesso non mi ricordo più di che cosa ero pieno...però ero pieno di vita...di...di...di idee, non facevo a tempo a pensarla una cosa che...l'avevo già pensata. Mi ricordo quando er...voi forse non ci crederete, io mi ricordo che avevo pochi mesi di vita, mi pare quattro o cinque mesi, facevo già la quinta elementare e mi...mi appoggiavo da solo sui braccioli di una sedia...a cinque mesi vi rendete conto che forza che avevo? La vita è un lampo. Sei nel pieno della giovinezza, e quando meno te lo aspetti, non fai in tempo a guardarti allo specchio che hai già più di novanta anni. Ecco perché si dice “il regno dei cieli è vicino”.
La Merkel e Sarkozy impongono al Governo Greco di...l'acquisto delle loro armi. Se volete gli aiuti e rimanere nell'euro dovete comprare i nostri carri armati e le nostre belle navi da guerra, imponendo così tagli e sacrifici agli straziati cittadini greci. Questo è ciò che diceva il Corriere della Sera di ieri a pagina 5, ma già l'estate scorsa il Wall Street Journal rivelava che Berlino e Parigi avevano preteso l'acquisto di armamenti come condizione per approvare il piano di salvataggio della Grecia. E' questa l'Europa che vogliamo? Cinica e armata fino ai denti? 

 

lunedì 5 dicembre 2011

Progetto



I primi a usare il termine, addirittura per identificare lo sbarco sulla luna sono stati gli Americani, e chi se non loro! Qui da noi la parola ha avuto un uso un po' circoscritto per gran parte della popolazione. Era utilizzata prevalentemente da geometri o ingegneri e si riferiva più che altro al disegno di un'abitazione o un qualsiasi altro manufatto civile. Negli ultimi anni, finalmente il grande successo: ormai i cantanti non fanno più dischi, gli attori non mettono in scena commedie o film, la stessa televisione no fa più programmi e nemmeno i presidenti di club fanno più squadre. Persino le aziende di ferramenta non producono più tondini. No. Negli ultimi anni è tutto un proliferare di progetti. Quando la fuffa e l'alea che gira intorno a una certa idea comincia a ispessirsi e ti rendi conto che le probabilità di portarla a termine stanno inesorabilmente scemando, se qualcuno ti chiede, soprattutto in un'intervista alla televisione o ai giornali, cosa stai facendo, ti conviene usare la parola magica: progetto. La gente si innamora delle formule e delle parole che non capisce ma che hanno un suono accattivante e una buona dose di paraculaggine intrinseca. Un esempio: tu sei un cantante che da dieci anni non riesce a vendere un disco nemmeno durante la festa patronale del tuo apese dove tu sei ospite speciale, magari in passato hai avuto un'estate fantastica alla Valeria Rossi (do you remember sole cuore ammmmmooooooooooore!), ma oggi non ti riconosce nemmeno il tuo giornalaio che da trent'anni ti vende sorrisi e canzoni che tu ostini ad acquistare nella speranza di una tua foto, e ti capita che qualche sfigato per riempire due ore in una trasmissione pomeridiana o per una marchetta con un tuo ex produttore che guadagna ancora coi tuoi diritti SIAE ti invita in televisione. Dopo il playback d'ordinanza sulla tua unica hit e il corredo di immagini di repertorio e di vari casi umani che in un modo o nell'altro ti coinvolgono, arriva la famosa domanda: lavori? Allora è brutto stare lì a spiegare che in realtà non hai mai fatto il cantante, che hai riavviato la filiale di assicurazione che hai sempre gestito insieme a tuo fratello, che non ti vuole più nessuno nemmeno se vai gratis, e a quel punto scatta la svolta: sto lavorando a un progetto. Che è un modo più carino per dire: non sto facendo assolutamente niente perchè non mi vuole più nessuno ma se te lo dico adesso in tv sono davvero spacciato. Ultimamente il termine viene utilizzato anche in ambito calcistico. Generalmente se la squadra non vince e non si vede nemmeno l'ombra di una rinascita si dice che è un progetto in evoluzione che ancora non ha dato i suoi frutti. Ultima della serie in questo senso è la squadra della città in cui vivo. Sono mesi che continuano a dire che bisogna credere nel progetto e rispettare i tempi del geometra (Luis Enrique). Ma anche quello del Titanic era un progetto. In altri termini, non è detto che si programmino solo le vittorie. A volte, spesso, anche i fallimenti sono ben programmati. E i dirigenti della Roma farebbero bene a stracciarlo quel progetto altrimenti tra un po' saranno rincorsi per la strada dai tifosi che provano a fargli rimangiare squadrette e compassi.


Good news from Russia



Putin ha perso. O meglio non ha vinto. E' una bellissima notizia per la Russia e anche per me. L'ex colonnello del KGB, dopo essere stato per dieci anni il padrone indiscusso del pase, tre anni fa aveva lasciato la carica di presidemte a un suo galoppino, Medvedev, che gli ha solo tenuto caldo il posto mentre lui dirigeva i giochi come capo del goveno. Bisogna riconoscere a Medvedev almeno il tentativo di riportare all'attenzione della Russia i temi della trasparenza e dell'apertura verso un regime più sensibile alle critiche e più aperto alla dialettica democratica. Adesso Putin si prepara a farsi rieleggere di nuovo come presidente ma la sua cavalcata trionfale, che secondo molti lo stava per portare al Cremlino per un altro bel po' di anni, forse ha subito una frenata o una semplice sbandata. Sta di fatto che nelle elezioni legislative tenutesi ieri, il partito del presidente ha preso "appena" il 49,5% anche se il conteggio dei seggi ne fa comunque il partito di maggioranza assoluta all'interno della Duma. Fin qui cambia poco. Però c'è un piccolissimo particolare: i seggi a favore di Russia Unita (il partito di Putin) sono ben al di sotto della quota di 2/3 necessaria a modificare la Costituzione. E questo è un vero ostacolo. Infatti Putin intendeva prolungare il mandato del presidente della Repubblica da cinque a sei anni, assicurandosi, di fatto, altri dodici anni di regno incontrastato. Ma qualcosa si muove nella terra di Dostoevskij, i russi non ci stanno a farsi prendere in giro da un oligarca che è diretta emanazione del potere sovietico. Si parla di proteste in piazza e di una riedizione delle rivolte nordafricane in salsa russa. Speriamo solo che la repressione non sia altrettanto feroce, anche se dati i precedenti non c'è da attendersi niente di buono in caso di disordini non autorizzati dal governo.