tremendieventi

mercoledì 22 febbraio 2012

Joan il Furbo




Boom di ascolti in televisione, titoli sui giornali, dibattiti in tutte le reti, ci mancava solo una scomunica del Papa, ma ci siamo andati vicino. E' la prima sera del festival di Sanremo, verso le 23 entra in scena Joan Lui. Di seguito è riportato il suo intervento integralmente. In realtà manca solo un siparietto di pessimo gusto eseguito con un altro grande (ma che dico grande, grandissimo) della musica italiano, Pupo, al secolo Enzo Ghinazzi, del quale è meglio dimenticare tutto. Per comprensione, si ricorda che il primo dialogo è con Elisabetta Canalis (EC) che impersonifica l'Italia, il secondo è con Rocco Papaleo (RP) nelle vesti di un maggiordomo un po' troppo ossequioso e, a parte Pupo, c'è anche un breve intervento di Gianno Morandi (GM). Leggendo le parole di Joan Lui (JL)si possono capire molte cose sullo stato in cui è ridotto il pubblico, la stampa e la televisione del mio Paese. Ma è meglio non influenzare chi non è conoscenza o non ha avuto il tempo o la voglia di assistere al monologo.

(JL): Avrò girato mille chiese, il duomo di Milano, piazza San Pietro, Bologna, Firenze, Napoli, Palermo, e morire se durante la predica si capisce qualcosa di quello che dice il prete, non perché sbagliano a parlare, perché non sanno regolare l'audio negli altoparlanti, o sono troppo bassi, oppure non ci sono abbastanza diffusori affinchè la voce del prete si senta fino in fondo alle ultime file. Sembra quasi che i preti dicano “Noi la predica l'abbiamo fatta, poi chi se ne frega se gli ultimi in fondo non sentono”. E sì che il Vangelo è stato chiaro: “beati gli ultimi - dice il Vangelo – perchè saranno i primi nel regno dei cieli”. Questo è un problema che c'era anche a Galbiate, poi a furia di...di martellare il parroco finalmente un bel giorno si è deciso e ha cambiato l'impianto. Però se c'è una cosa che non sopporto e che mi innervosisce non soltanto dei preti ma anche dei frati è che nei loro argomenti, quando fanno la predica o anche nei dibattiti in televisione non...non parlano mai della cosa più importante e cioè del motivo per cui siamo nati. Quel motivo che...nel quale è insito il cammino verso il traguardo, quel traguardo che segna non la fine di un'esistenza, ma l'inizio di una nuova vita. Insomma i preti, i frati non parlano mai del paradiso. Perchè? Quasi come a dare l'impressione che l'uomo sia nato soltanto per morire, ma le cose non stanno così. Qual è la camera dove son dietro i preti? Ah quella lì. Noi...le cose non stanno così, noi non siamo nati per morire, noi siamo nati per vivere. Voi preti siete obbligati a parlare del paradiso, altrimenti la gente pensa che la vita sia quella che stiamo vivendo adesso. Ma che cazzo di vita è questa qua? Lo spread, l'economia, le guerre. Giornali inutili come l'Avvenire e Famiglia Cristiana andrebbero chiusi definitivamente. Si occupano di politica e delle beghe nel mondo, anziché parlare di dio e dei suoi progetti, e non hanno la più pallida idea di quanto invece può essere confortante per i malati leggere di ciò che dio ci ha promesso, senza contare poi i malati terminali, che anche se non lo dicono, loro sono consapevoli di ciò a cui stanno andando incontro, ma loro no. Famiglia Cristiana e l'Avvenire non la pensano così, per loro il discorso di dio è...il discorso di dio per loro occupa poco spazio, lo spazio delle loro testate ipocrite, ipocrite come le critiche che fanno a uno come don Gallo che ha dedicato la sua vita, e ancora adesso per aiutare gli ultimi. E di ultimi ce ne sono tanti. Ci sono sulla torre della stazione centrale di Milano, ci sono degli operai che dall' 8 dicembre stazionano lì giorno e notte al freddo e al gelo per protestare contro la cancellazione dei vagoni letto...non mi ricordo dove ho messo il bicchiere, ah eccolo qua...quei vagoni letto che collegavano il nord al sud, lasciando a casa 800 persone addette ai servizi nei treni di notte e questo purtroppo con il triste scopo di cancellare un'altra fetta del passato che costituisce le fondamenta della nostra identità . Montezemolo ha fatto bene a fare il treno veloce, quello...che...bello e confortevole. E' giusto, è giusto fare l'alta velocità, però bisogna bilanciare la velocità con qualche cosa di lento, e allora io ti dico, Montezemolo, che adesso devi fare subito un treno lento che magari si chiama lumaca, dove ti fa vedere le bellezze dell'Italia, perchè c'è gente che vuole andare lento. Caspita siete tutti lì in prima fila, state bene. Sono sicuro che lo farà.
(JL): - Come ti chiami?
(EC): - Italia.
(JL): - Resta un po' qui.
(EC): - Non posso.
(JL): - Perchè?
(EC): - Le cose non vanno bene ed io sto perdendo la mia bellezza.
(JL): - Tornerai?
(EC): - Sì, se gli Italiano lo vorranno.
(JL): La parola “politica” sembra aver perso ogni valore e le lettere che la compongono stanno cadendo a pezzi sulla testa di un popolo che ancora si illude di essere sovrano. Ma cosa significa “sovrano”? Il vocabolario lo spiega bene.
(JL): - Maitre! Cosa dice il vocabolario?
(RP): - Non lo so.
(JL): - Tu non leggi mai il vocabolario eh?
(RP): - Non vorrei contraddirla, immensità, con tutto il rispetto preferisco leggere il giornale, soprattutto dopo colazione. Ho provato a leggere il vocabolario, ma dice sempre le stesse cose. E alcune volte non si spiega neanche troppo bene. Per esempio, l'altro giorno sono andato alla lettera “Governo Monti”...Governo...Governo...Governo ladro...Governo europeo...Governo mondiale...Governo Monti, eccolo qua! Dice: Materiale di ottima resistenza, apparentemente indipendente, facile però all'ossido dei partiti.
(JL): - E questo è quello che dice il vocabolario...
(RP): - Esattamente.
(JL): - E sulla parola sovrano?
(RP): - No. Lì si spiega molto bene. Si dice di potere, dignità, diritto che non derivino da altra autorità, che non dipendano da altro potere. La costituzione italiana sancisce che il potere sovrano appartiene al popolo che esercita...il vocabolario...il vocabolario ringrazia...posso concludere, immensità?...La costituzione sancisce che il potere sovrano appartiene al popolo che esercita un potere pieno e indipendente
(JL): - Questo è quello che dice il vocabolario e...e noi sappiamo che perchè il popolo possa esercitare il suo potere incontrastato bastano 500.000 firme.
(RP): - Cinquecentomila!
(JL): - Ma i promotori del referendum Antonio di Pietro, Parisi e Segni come al solito hanno esagerato e ne hanno raccolte 1.200.000
(RP): - Unmilioneduecentomila!
(JL): - Che la Consulta non ha esitato a buttare nel cestino.
(RP): - Nel cestino! Nel Cestino! Nel cestino!
(JL): Per cui c'è qualcosa che non va. O la Consulta sbaglia o se no bisogna cambiare il vocabolario. Io una bella mattina esco di casa convinto di essere...ah no perchè altrimenti bisogna cambiare il vocabolario...perchè no...altrimenti non si sa quando siamo sovrani e quando no. Una bella mattina io mi alzo, esco di casa contento...convinto di essere sovrano, di essere al di sopra di tutti, il più alto, perchè questo vuol dire “sovrano”, e magari incontro Pupo che mi dice: -Oè va che tu non sei nessuno.
(sketch con Pupo)
(GM): L'altezza, la bassezza fisica, grasso, magro, biondo con gli occhi azzurri, tutte cose che contano fino a un certo punto. Ciò che conta veramente invece è essere alti dentro. Solo così è possibile arrivare intatti e senza macchia a quel traguardo di cui parlava Adriano. E se non altro, poiché nessuno è perfetto, tagliare quel traguardo con meno macchie possibili. Perchè come dice Adriano quello che stiamo vivendo adesso, di vita, praticamente è uno scherzo.
(JL): E che la vita è uno scherzo basta guardare cosa succede nel mondo – c'è l'aria secca qua – ma questa di vita è soltanto la prima f...è sol...non la prima, una fermata, la prossima approderemo in un mondo che neanche lontanamente possiamo immaginare quanto è meraviglioso. Lì non ci saranno distinzioni di popoli, neri, bianchi, saremo tutti uguali, eternamente giovani e belli, in compagnia di cristiani e musulmani mentre ballano il tango della felicità, in un abbraccio d'amore senza fine. Certo, non mancherà il giudizio di dio, e ci sarà qualcuno che prima di entrare in paradiso avrà bisogno di una spolverata. E' per questo che è venuto al mondo Gesù: per metterci in guardia contro la polvere. Quella polvere che oscura l'anima, fino ad uccidere i propri simili, e a rendere gli Stati assassini alla stregua di quei criminali che loro vogliono giustiziare con la pena di morte. Ma soprattutto è venuto al mondo per dimostrarci che la morte non esiste, non esiste per i buoni e non esiste neanche per i cattivi che, di fronte alla vergogna che proverebbero in quel dato giorno davanti a dio, forse preferirebbero morire. Ed è per questo che poi ha cominciato a fare i miracoli, pur sapendo che non sarebbero bastati perchè avremmo detto: - E' un mago, è uno stregone -. E allora lui cosa ha fatto? Ha fatto una cosa che nessun mago, nessuno stregone, potrà mai fare: è risorto. E per farlo ha dovuto morire subendo il più straziante dei martirii. La morte è soltanto un ultimo gradino prima del grande inizio. Ed è per questo che noi...ed è su questo inizio che noi dobbiamo concentrare i nostri pensieri e invece cosa facciamo? Siamo qui ad affannarci su quel titolo, su quanto potrà fruttarci in borsa, a litigare uno con l'altro, a prendercela per ogni piccola cosa. Ci rattristiamo se un deficiente come Aldo Grasso scrive delle idiozie sul Corriere della Sera, cadiamo subito in depressione di fronte alla prima ruga. E invece dovremmo avere il coraggio di non tingerci i capelli. Io non so se vi rendete conto, ma, per quanto lunga possa essere la vita sulla terra, diciamo anche due-trecento anni, che cosa sono? Niente. Io mi ricordo quando ero giovane, ero forte, pieno di...adesso non mi ricordo più di che cosa ero pieno...però ero pieno di vita...di...di...di idee, non facevo a tempo a pensarla una cosa che...l'avevo già pensata. Mi ricordo quando er...voi forse non ci crederete, io mi ricordo che avevo pochi mesi di vita, mi pare quattro o cinque mesi, facevo già la quinta elementare e mi...mi appoggiavo da solo sui braccioli di una sedia...a cinque mesi vi rendete conto che forza che avevo? La vita è un lampo. Sei nel pieno della giovinezza, e quando meno te lo aspetti, non fai in tempo a guardarti allo specchio che hai già più di novanta anni. Ecco perché si dice “il regno dei cieli è vicino”.
La Merkel e Sarkozy impongono al Governo Greco di...l'acquisto delle loro armi. Se volete gli aiuti e rimanere nell'euro dovete comprare i nostri carri armati e le nostre belle navi da guerra, imponendo così tagli e sacrifici agli straziati cittadini greci. Questo è ciò che diceva il Corriere della Sera di ieri a pagina 5, ma già l'estate scorsa il Wall Street Journal rivelava che Berlino e Parigi avevano preteso l'acquisto di armamenti come condizione per approvare il piano di salvataggio della Grecia. E' questa l'Europa che vogliamo? Cinica e armata fino ai denti? 

 

lunedì 5 dicembre 2011

Progetto



I primi a usare il termine, addirittura per identificare lo sbarco sulla luna sono stati gli Americani, e chi se non loro! Qui da noi la parola ha avuto un uso un po' circoscritto per gran parte della popolazione. Era utilizzata prevalentemente da geometri o ingegneri e si riferiva più che altro al disegno di un'abitazione o un qualsiasi altro manufatto civile. Negli ultimi anni, finalmente il grande successo: ormai i cantanti non fanno più dischi, gli attori non mettono in scena commedie o film, la stessa televisione no fa più programmi e nemmeno i presidenti di club fanno più squadre. Persino le aziende di ferramenta non producono più tondini. No. Negli ultimi anni è tutto un proliferare di progetti. Quando la fuffa e l'alea che gira intorno a una certa idea comincia a ispessirsi e ti rendi conto che le probabilità di portarla a termine stanno inesorabilmente scemando, se qualcuno ti chiede, soprattutto in un'intervista alla televisione o ai giornali, cosa stai facendo, ti conviene usare la parola magica: progetto. La gente si innamora delle formule e delle parole che non capisce ma che hanno un suono accattivante e una buona dose di paraculaggine intrinseca. Un esempio: tu sei un cantante che da dieci anni non riesce a vendere un disco nemmeno durante la festa patronale del tuo apese dove tu sei ospite speciale, magari in passato hai avuto un'estate fantastica alla Valeria Rossi (do you remember sole cuore ammmmmooooooooooore!), ma oggi non ti riconosce nemmeno il tuo giornalaio che da trent'anni ti vende sorrisi e canzoni che tu ostini ad acquistare nella speranza di una tua foto, e ti capita che qualche sfigato per riempire due ore in una trasmissione pomeridiana o per una marchetta con un tuo ex produttore che guadagna ancora coi tuoi diritti SIAE ti invita in televisione. Dopo il playback d'ordinanza sulla tua unica hit e il corredo di immagini di repertorio e di vari casi umani che in un modo o nell'altro ti coinvolgono, arriva la famosa domanda: lavori? Allora è brutto stare lì a spiegare che in realtà non hai mai fatto il cantante, che hai riavviato la filiale di assicurazione che hai sempre gestito insieme a tuo fratello, che non ti vuole più nessuno nemmeno se vai gratis, e a quel punto scatta la svolta: sto lavorando a un progetto. Che è un modo più carino per dire: non sto facendo assolutamente niente perchè non mi vuole più nessuno ma se te lo dico adesso in tv sono davvero spacciato. Ultimamente il termine viene utilizzato anche in ambito calcistico. Generalmente se la squadra non vince e non si vede nemmeno l'ombra di una rinascita si dice che è un progetto in evoluzione che ancora non ha dato i suoi frutti. Ultima della serie in questo senso è la squadra della città in cui vivo. Sono mesi che continuano a dire che bisogna credere nel progetto e rispettare i tempi del geometra (Luis Enrique). Ma anche quello del Titanic era un progetto. In altri termini, non è detto che si programmino solo le vittorie. A volte, spesso, anche i fallimenti sono ben programmati. E i dirigenti della Roma farebbero bene a stracciarlo quel progetto altrimenti tra un po' saranno rincorsi per la strada dai tifosi che provano a fargli rimangiare squadrette e compassi.


Good news from Russia



Putin ha perso. O meglio non ha vinto. E' una bellissima notizia per la Russia e anche per me. L'ex colonnello del KGB, dopo essere stato per dieci anni il padrone indiscusso del pase, tre anni fa aveva lasciato la carica di presidemte a un suo galoppino, Medvedev, che gli ha solo tenuto caldo il posto mentre lui dirigeva i giochi come capo del goveno. Bisogna riconoscere a Medvedev almeno il tentativo di riportare all'attenzione della Russia i temi della trasparenza e dell'apertura verso un regime più sensibile alle critiche e più aperto alla dialettica democratica. Adesso Putin si prepara a farsi rieleggere di nuovo come presidente ma la sua cavalcata trionfale, che secondo molti lo stava per portare al Cremlino per un altro bel po' di anni, forse ha subito una frenata o una semplice sbandata. Sta di fatto che nelle elezioni legislative tenutesi ieri, il partito del presidente ha preso "appena" il 49,5% anche se il conteggio dei seggi ne fa comunque il partito di maggioranza assoluta all'interno della Duma. Fin qui cambia poco. Però c'è un piccolissimo particolare: i seggi a favore di Russia Unita (il partito di Putin) sono ben al di sotto della quota di 2/3 necessaria a modificare la Costituzione. E questo è un vero ostacolo. Infatti Putin intendeva prolungare il mandato del presidente della Repubblica da cinque a sei anni, assicurandosi, di fatto, altri dodici anni di regno incontrastato. Ma qualcosa si muove nella terra di Dostoevskij, i russi non ci stanno a farsi prendere in giro da un oligarca che è diretta emanazione del potere sovietico. Si parla di proteste in piazza e di una riedizione delle rivolte nordafricane in salsa russa. Speriamo solo che la repressione non sia altrettanto feroce, anche se dati i precedenti non c'è da attendersi niente di buono in caso di disordini non autorizzati dal governo.  


lunedì 14 novembre 2011

Titolidicoda



La cosa più bella di queste settimane non è il tentativo da parte di tutti, anche i più sprovveduti in materia di economia e di inglese, di arrampicarsi sulla pronuncia mostruosa dello "spread" per non parlare del suo significato, non è la faccia allegra e strafottente di Sarkozy prima e la Merkel poi mentre rispondono a una domanda sulle rassicurazione fornite loro dal Presidente del Consiglio italiano; non è neanche la fine ingloriosa di un governo che agonizza da mesi senza riuscire a produrre un provvedimento che sia uno o le affermazioni del premier sulla crisi che è il frutto di un'invenzione giornalisti quando "i ristoranti sono sempre pieni e si fa fatica a prenotare un posto in un aereo"; no, non è niente di tutto ciò. Queste ultime settimane di regime ci lasceranno indelebilmente scolpite nella memoria tutte le piccole miserie umane messe in evidenza nelle ultime ore con un'accelerazione degna del CERN di Ginevra. Prendiamo Fede. Mentre l'inchiesta sulle olgettive prosegue a tamburo battente, mentre il suo sodale Mora viene condannato a otto anni per bancarotta fraudolenta e perde trenta chili in carcere, mentre il suo datore di lavoro sta affondando inesorabilmente, fa quasi tenerezza mentre dice che se cade il suo editore smette di fare il direttore di telegiornale. Ce ne faremo una ragione. O l'onorevole Crosetto. Per anni è rimasto nel dimenticatoio, nessuno si è occupato di lui, nessuno lo notava se non per il suo aspetto fisico e una certa somiglianza con il cartone shrek. Poi, nell'arco di poco più di una settimana, riesce a inanellare una serie di fesserie che gente ci metterebbe una vita a far meglio. Prima attacca Tremonti venendo smentito dai suoi colleghi di partito costringendolo a fare ammenda, poi va in Tv a prendere a male parole un giornalista, si alza in piedi puntando il dito contro il malcapitato mentre continua a minacciarlo e per poco non gli mette pure le mani addosso, poi si abbandona alla confessione con un giornalista apostrofando il suo capo come "quella testa di cazzo di...", poi smentisce di essere lui la voce che pronuncia quella frase e che il giornalista ha postato, contraffatta, sul suo profilo di un social network e, infine, a tarda serata ammette di essere lui l'autore della telefonata e sostiene che generalmente si esprime in quel modod e non è raro vederlo in giro a dare del "testa di cazzo" ad amici e familiari. Un altro caso splendido è la Carlucci. Non si sa bene come sia finita in parlamento, antesignana delle varie carfagne e barbare fagioli che hanno costellato l'ultimo parlamento italiano, si fa notare nel corso di più legislature quasi solo per le fesserie e gli eccessi che ne caratterizzano l'opera di parlamentare e di soubrette che coniuga confondendo spesso il palcoscenico della politica col lavoro di presentatrice senza niente da dire. Negli ultimi giorni ha abbandonato anche lei il suo datore di lavoro, se n'è andata nel gruppo dell'UDC e ha tentato fino all'ultimo di strappare un titolo di giornale o almeno una citazione in un'agenzia di stampa. Questo sono alcune delle piccole miserie umane che si nascondono dietro la caduta di un leader. In ogni caso è meglio non dimenticare anche in futuro per cercare di non cadere in tentazione, sarà bene ricordare il nulla condito dal niente della prosa di Rotondi, le gaffe senza senso e senza fine della Gelmini, lo sguardo confuso e inconfondibile di Gasparri e Quagliariello, l'accento e la risata immobile di Cicchitto, le tette rifatte della Minetti e la svolta semi-anoressica della neocrocerossina Carfagna, lo sguardo docile da pescecane della Santanchè, il continuo danzare sull'orlo del ridicolo di Capezzone, nonostante in quell'abisso ci sia caduto da un decennio, la chioma rossa e il reggicalze della Brambilla, lo sguardo allegro di Belpietro o rassicurante di Sallusti, la speranza di essere qualcuno dell'agopuntore Scilipoti. Sarà difficile dimenticarli in fretta. Speriamo almeno di farci gli anticorpi.    



giovedì 3 novembre 2011

Ma come scrivi?

Quest'obbrobbrio grammaticale appare sul profilo FB dell'assessore comunale al turismo e al termalismo del comune di Latronico.

Adesso, speriamo in una forte iniziativa privata che dia quel rilancio al complesso termale "La Calda" di Latronico di cui da sempre se n'e' sentito il bisogno, poichè il grande problema che ha rallentato lo sviluppo è stato la mancanza di posto letto, anche se le stutture termali, sono state sempre di altissimo livello.  Le terme,  in questi anni sono riusciti  comunque a lavorare grazie ai molti utenti pendolari. La ristrutturazione e l'ammodernamento degli alberghi sicuramente creerebbe una reazione a catena per altri investimenti privati, in quanto certamente permetterebbe di dare la possibilità a molti turisti di soggiornare nel nostro territorio e ciò darebbe la possibilità alle Terme, di rimanere aperti quasi tutto l'anno. Questo sviluppo non gioverebbe solo per il territorio di Latronico in se, ma per tutti i territori della Regione Basilicata. Questa azione determinata da parte della Regione Basilicata, ma condivisa e sollecitata da parte di questa amministrazione comunale, finalmente potrebbe far diventare davvero le terme di Latronico il volano per lo sviluppo del territorio.
Fausto De Maria (assessore comunale al termalismo e turismo) 

...imparare a scivere no?



mercoledì 2 novembre 2011

Bonton

Leggo oggi sulla pagina di Roma di Repubblica che i bambini italiani, al primo posto i romani, sono tra i più maleducati d'Europa secondo il giudizio degli albergatori del vecchio continente. E ci voleva tanto per scoprirlo? Si sa che i bambini si limitano ad imitare i grandi e spesso assorbono i comportamenti dei genitori rapidamente. Partendo da questo proesupposto, quindi, i risultati dell'indagine non potevano essere diversi. Non so a quanti sia capitato di vivere un po' in questa città ma in un attimo si viene assaliti dalla maleducazione dei suoi abitanti. Basta entrare in un ristorante a qualsiasi ora e in base al livello di decibel si può stabilire la concentrazione di capitolini all'interno, basta sbagliare un semaforo e venire apostrofati con epiteti che altrove a stento si riserverebbero ad un uxoricida, basta entrare un po' in confidenza con qualcuno e dopo tre giorni ritrovarsi di fronte a una persona che ti ha già messo un nomignolo, ti fa apertamente l'imitazione mettendo in evidenza gli inevitabili difetti, continua a metterti le mani addosso con segni di ammiccamento di ogni tipo. Per non parlare delle urla con cui sono soliti comunicare tra loro per strada a tutte le ore del giorno e della notte, della capacità mostruosa di saltare qualsiasi tipo di fila con la faccia innocente di un bambino svedese, del tono minaccioso col quale si rivoglono a qualsiasi simile che osa chiedere spiegazioni su un comportamento poco urbano. Cosa vuoi che imparino i ragazzini in un ambiente del genere? E il bello è che se fai notare al genitore che il figlio è andato un po' fuori dalle righe, questo comincia a inveire contro di te, i tuoi genitori e almeno quattro generazioni di tuoi avi morti da qualche secolo. Il bambino che osserva la scena, secondo voi, come si comporterà in futuro? Naturalmente spero di non essere frainteso: qui non c'entra niente il nord e iul sud e la superiorità nell'educazione della gente del Nord. Io vengo, e con un certo orgoglio, dal sud, mentre, per rimanere nell'indagine succitata i romani sono seguiti dai bambini milanesi, quindi ahimè mi sa che la maleducazione sia molto più diffusa in italia di quanto si pensi. E quando andiamo all'estero gli altri se ne accorgono.


martedì 6 settembre 2011

Salto un giro



Il ciclismo è uno degli sport più belli che mi sia capitato di seguire anche se non l'ho mai praticato. A parte la promessa di iniziare questo sport per realizzare il sogno di partecipare ad una gara di triathlon, mi fa specie doverbe parlare in maniera negativa. Il fatto è che oggi, con partenza da Paesana, località nel cuneese dove ogni anno la Lega celebra il rito della raccolta delle secre acque del Po, prende il via il Giro della Padania. Il bello è che la gara ha avuto l'avallo della federazione ciclistica, vanta sponsor del calibro di Alitalia e BPM, schiera alla partenza campioni del calibro di Ivan Basso e persino la copertura televisiva della Rai, ma c'è un problema: la Padania non esite. E' come fare il giro di Lilliput con tappa a Sucate!